barriere doganali

giovedì 3 Aprile, 2025

Trump annuncia e firma i dazi, la guerra commerciale in Trentino vale un miliardo. Nylon, vino, scaffali per Amazon: ecco gli effetti sul territorio

di

Entra nel vivo la decisione della Casa Bianca. Bonazzi (Aquafil) dallo stabilimento in Arizona dove si riciclano tappeti per l’Econyl: rischiamo di pagare nei due sensi. Briosi (Metalsistem): Amazon ha tante sedi, eviterà le nuove tariffe

«Per noi il mercato statunitense è un terzo circa del fatturato. In quest’area, come in Asia, esportiamo e importiamo le stesse quantità: ad esempio compriamo qui gli scarti e riportiamo indietro l’Econyl, il filato ottenuto dal riciclo». «Qui» vuol dire negli Stati Uniti: raggiungiamo telefonicamente l’amministratore delegato di Aquafil Giulio Bonazzi a Phoenix, Arizona, dove c’è un impianto del gruppo di Arco, un centro di recupero e cernita del tappeto per produrre il nylon green. Mancano ancora alcune ore al discorso con cui il presidente Usa Donald Trump ha annunciato ieri pomeriggio negli Stati Uniti – ieri sera in Italia – nuove barriere protezionistiche sia su prodotti specifici, come il 25% sulle auto e sulle birre in lattina, sia reciproche, cioè corrispondenti alle tariffe esistenti nei vari Paesi. Nel caso dell’Unione Europea, potrebbe trattarsi del 20%. Ma l’impatto delle misure statunitensi e delle annunciate ritorsioni europee potrebbe allargarsi parecchio. Se consideriamo i quattro principali mercati toccati dalla guerra commerciale che si è aperta – Usa, Canada, Messico, Cina – per il Trentino si arriva a 900 milioni di esportazioni totali, quasi un quinto di tutte le vendite all’estero nel 2024.

Aziende come Aquafil potrebbero trovarsi a pagare tariffe sia vendendo in Usa che in Europa. Altre imprese come Metalsistem, pur non avendo relazioni dirette con oltre Atlantico, sono fornitrici di giganti Usa come Amazon. In Messico e in Cina vendiamo componenti per prodotti che poi sono esportati in Usa, come le parti di autoveicoli della Dana, che intanto ha annunciato la vendita del ramo d’azienda di cui fanno parte gli stabilimenti trentini. Poi c’è l’impatto sul principale prodotto trentino esportato in Usa, il vino: oltre 180 milioni sui quasi 700 milioni di export totale. E il vino è anche il secondo prodotto di esportazione in Paesi nordamericani direttamente colpiti dai dazi Usa: 10 milioni di vendite di vini trentini in Canada su 55 milioni di export totale. In tutto, la guerra commerciale scoppiata in queste settimane potrebbe toccare affari trentini per 1 miliardo.

Nylon e tappeti in Arizona
Per Aquafil gli Stati Uniti significano il 30% del giro d’affari: oltre 160 milioni di euro su 540 milioni di fatturato complessivo. «Noi siamo per il libero mercato e la concorrenza leale – rimarca Bonazzi – Dobbiamo capire come saranno questi dazi, se minimizzano l’effetto sui produttori locali. In Messico e in Canada ci sono tante aziende statunitensi con prodotti che attraversano il confine tre, quattro o cinque volte. Poi dobbiamo capire se ci saranno ritorsioni. Qui in Usa non siamo toccati direttamente, anche se potrebbe esserci un impatto sui prezzi e quindi sulle vendite. Noi però esportiamo e importiamo e potremmo essere colpiti in entrambi i casi, per noi l’impatto sarebbe doppio».

Vertice a Vinitaly
In attesa del chiarimento su quanto saranno elevate le tariffe su vino e agroalimentare, produttori, esportatori e importatori vinicoli trentini sono impegnati in frenetiche consultazioni, mentre giacenze di vino sono ferme nei magazzini. «Domenica a Vinitaly facciamo il punto col nostro importatore Usa – dice Romina Togn che cura il mercato Usa per Gaierhof – Ormai dalla seconda settimana di marzo non ritirano più il prodotto. Se i dazi saranno del 20-25% forse potremmo resistere, anche se l’impatto ci sarà».

Fornitori di Amazon
Ma le vie dei dazi sono le più svariate. La Metalsistem di Rovereto – quasi 150 milioni di fatturato di gruppo nel 2024 – non ha grandi relazioni con gli Stati Uniti, con una importante eccezione: fornisce le sue scaffalature metalliche al gigante Amazon. «Sono commesse a spot, qualche volta di 5-10 milioni, qualche volta di 500mila euro – spiega il patron Antonello Briosi – Non è detto che le forniture siano dirette negli Stati Uniti, per il momento i dazi non dovrebbero colpirci ma ripercussioni indirette potremmo averle. Potrebbe essere però che la stessa Amazon, che ha sedi da tante parti, si regoli in modo tale da evitare le nuove misure».