Il dibattito

sabato 5 Aprile, 2025

All’incontro sulla pace l’affondo del vescovo Tisi: «Von der Leyen e il riarmo, orrore per il linguaggio»

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Parole nette quelle dell'alto prelato riflettendo sulle decisioni dell'Unione Europea

Mai come in questo periodo si è tornati a parlare di riarmo europeo. Lo scorso 6 marzo infatti il Consiglio europeo ha approvato il progetto ReArm Europe, affinché i Paesi dell’Unione possano investire direttamente nel campo della propria difesa militare. Un tema delicato, che è stato approfondito al Vigilianum da Giorgio Beretta, analista di Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) e della Rete Italiana Pace e Disarmo, e Silvia Valduga, vice presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani. Il primo a parlare è stato Beretta, che ha così esordito: «In questo periodo sta nascendo un senso di smarrimento ed impotenza mai visto prima. L’abbiamo visto a partire dai tempi del Covid-19, quando si usava un linguaggio militare per descrivere quella situazione», spiega Beretta, «Parlavamo di ‘combattere il virus’, di ‘medici in trincea’. Parlando strettamente di guerra invece, ricordo il ritiro dall’Afghanistan delle truppe statunitensi e della coalizione Nato nel maggio 2021, così come l’offensiva russa in Ucraina nel febbraio dell’anno successivo. E poi Hamas, con l’attacco ad Israele ed un successivo intervento militare che ha portato alla guerra in Palestina».

L’analista ospite all’incontro ha poi parlato direttamente dell’attuale situazione europea: «Non è la prima volta che l’attuale presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen parla di riarmo dell’Europa. L’ha fatto l’anno scorso, così come l’ha fatto l’ex primo ministra belga Charles Michel. che parlava come i romani. “Se vogliamo la pace, dobbiamo fare la guerra”. Ci stavano già dicendo che dobbiamo creare una mentalità di guerra. È questo che considero fallimentare dell’Unione Europa, un’organizzazione che ha sempre parlato di pace, di unione, ma concretamente poi pronto alla guerra». Beretta ha poi affrontato la questione legata ai posti di lavoro che potrebbe offrire la guerra: «Spesso i nostri politici parlano anche di ‘potenzialità’, quando si parla d’industria militare. Sbirciando nei dati dell’Istat, in Europa si hanno più di 500 mila posti lavoro generati dall’industria militare. Sembrerebbe un dato alto, ma poi scopriamo che solo in Italia il settore manifatturiero genera da solo più di 4 milioni di posti di lavoro. È quindi davvero così una potenzialità?».

È intervenuta poi anche Valduga, che ha parlato della situazione del Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani: «Le voci interne al nostro forum parlano di pace, non di guerra. Trattiamo di informazione, di cultura, che sono beni comuni che vanno costruiti, direttamente sul territorio, che sono il seme della resistenza ad un mondo sempre più contro la verità e contro la pace. Lo scenario di pace è stato cancellato ormai, ma dobbiamo far vedere ai più giovani che è ancora possibile». Valduga ha proseguito, parlando della propria esperienza in Nicaragua: «Sono giunta nella cittadina di Waslala, dove alcune donne si sono messe a lavorare per ricostruire le case distrutte dalla guerra. Ho avuto di fronte agli occhi un esempio di produttività e di umanità, e credo dovremmo prenderle come esempio».

Infine ha parlato l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi: «Ritengo davvero prioritaria, per la diocesi, lavorare su questo tema della pace. È arrivato il momento che venga veramente affrontato con serietà, perché è quella della pace è un’emergenza concreta. Il papa ha parlato recentemente proprio a Trieste di democrazia malata. Ed è vero, siamo vittime di tanta sloganistica, di tanti luoghi comuni». L’arcivescovo ha poi così concluso: «Francesco ha detto anche di disarmare le parole, perché su questo terreno del linguaggio a me ha fatto orrore la von der Leyen. Lei ha sempre parlato di riarmo, non ha mai parlato di difesa. È pericoloso semplificare o modificare in questo modo il linguaggio, perché la semplificazione, la riduzione delle parole porta allo sviluppo delle dittature. Il bianco e il nero, il buono e il cattivo. Siamo tutti armati in questo momento, il senso della guerra è già dentro di noi, anche se non ce ne accorgiamo».