l'intervista
mercoledì 2 Aprile, 2025
Autismo, Coletti: «In Trentino si fatica a diagnosticare. Si rimetta in pista il sistema di Villa Igea»
di Gabriele Stanga
Il presidente di Casa Sebastiano nella giornata mondiale della consapevolezza di questo disturbo: «Apriremo dei nuovi appartamenti a Cles, puntando sugli aiuti delle Comunità di Valle e cercando di raccogliere più ragazzi possibile»

«Sull’autismo mancano ancora cultura e risposte pubbliche, dalla diagnosi alla riabilitazione». A dirlo è Giovanni Coletti, presidente di Casa Sebastiano e della Fondazione Trentina per l’Autismo. Casa Sebastiano esiste dal 2017 proprio per dare risposta ai bisogni di crescita e assistenza di adolescenti e adulti nello spettro dell’autismo. Il nome Sebastiano è legato ad una storia tragica, quella di un bambino di undici anni che nel 2001 perse la vita nelle acque del torrente Noce, cui si era avvicinato per giocare. Coletti è anche padre di due figlie gemelle con autismo, oggi di 37 anni. Ma la sua visione non si è mai limitata alla sola esperienza personale, cercando sempre di abbracciare tutte le famiglie che si trovano ad affrontare le stesse difficoltà. «Uno tsunami – dice Coletti – nella vita di un genitore». Oggi è la giornata mondiale dell’autismo, una ricorrenza nata proprio per aumentare la consapevolezza sullo spettro autistico. La fondazione trentina per l’autismo ha organizzato un evento dedicato, che partirà alle 9 dall’auditorium scolastico di Cles per concludersi alle 16 con la visita alla nuova residenza aperta in paese, pronta ad accogliere dai 6 agli 8 ragazzi.
Ma oggi in Trentino che tipo di consapevolezza c’è sull’autismo, cavalier Coletti?
«Purtroppo manca ancora consapevolezza, non esiste una cultura di gestione dell’autismo come dovrebbe esserci. Per questo noi lavoriamo sempre per fare comunicazione e fare in modo che le persone riescano a capire questo mondo difficile ma anche simpatico. Ormai è da 30 anni che lo facciamo».
Quante persone accoglie Casa Sebastiano?
«A rotazione circa una cinquantina di adolescenti e adulti, in tutto sono 15-18 alla volta».
La media nazionale è di un bambino con autismo ogni 77, ci sono dati per il Trentino?
«La media americana è di uno ogni 54 ed è più attendibile perché il sistema di diagnosi è più accurato. Il Trentino è in linea con questa media».
Non è quindi un territorio all’avanguardia?
«Lo era fino a 5 o 6 anni fa. Oggi si fa molta fatica nella diagnostica e a prendere in carico soprattutto i bambini e le famiglie. Non dipende tanto dagli operatori che fanno tantissimo ma di funzionari che hanno un po’ poca visione».
E cosa chiedete alla politica?
«Di rimettere in pista il sistema di Villa Igea che si occupava proprio degli aspetti diagnostici e di riabilitazione.
So che però l’assessore Tonina si sta muovendo in questa direzione».
Da dove nasce Casa Sebastiano?
«L’inaugurazione è stata nel 2017, 8 anni fa. Però si parte da molto più lontano, circa 30 anni fa, con sei famiglie, fino ad arrivare ai 160-170 nuclei con cui sono in contatto oggi. Negli anni ho avuto modo di conoscere 250 autistici maschi e femmine, ma ce ne sono ancora molti nascosti. Per aiutarli ora faremo un passo in più».
Quale?
«Apriremo dei nuovi appartamenti per 6-8 ragazzi a Cles, puntando sugli aiuti delle Comunità di Valle e cercando di raccogliere più ragazzi possibile. Lo inaugureremo oggi alle 16».
Lei ha anche un’esperienza familiare con l’autismo.
«Sì, ho due figlie di 37 anni con autismo, è stato difficile all’inizio ma oggi fanno di tutto e di più, vanno anche al mare e vivono bene. In generale, però abbiamo cercato di non limitarci mai a noi stessi e di impegnarci anche per gli altri.
Vedo grandi difficoltà nel prendersi carico di questi ragazzi e famiglie. Non dimentichiamoci dei genitori. L’autismo è uno tsunami che arriva nelle loro vite e spesso porta le madri a smettere di lavorare e avere meno risorse per la famiglia e per i figli stessi».
Qual è il momento più difficile da gestire?
«Il momento più complesso è quando l’autismo sfocia in altre patologie, anche dell’alimentazione. Noi lo abbiamo risolto cambiando tutti, anche io e mia moglie, approccio al mangiare. Così le mie figlie hanno migliorato tantissimo il loro comportamento. È una questione di alimentazione fatta in modo diverso e personalizzata».
C’è qualche altra storia significativa che vorrebbe raccontare?
«Ce ne sono tante ma vorrei ricordare quella che dato il nome a Casa Sebastiano. Sebastiano era un bambino della Val di Sole, che per la grande foga nel giocare con l’acqua abbiamo perso tra le acque del Noce. Era un amico e sua madre e suo padre sono sempre rimasti fedeli alla fondazione».
l'intervista
Sofia Pasotto, ambientalista tra social, tv e Senato: «Crisi climatica? Anche le banche sono responsabili»
di Sara Alouani
Dopo una laurea a Trento e un Master alla Copenhagen University, nel 2024 ha esordito su RaiPlay con il programma «Pianeta Sofia»: «Gli immobili della chiesa vanno utilizzati per creare rifugi climatici»
l'intervista
Bimbo di 2 anni rapito, di Marco: «La Slovacchia è il paradiso dei rapimenti. Cause fino a 600mila euro»
di Sara Alouani
Il segretario dell’associazione International Child Abduction Slovakia, da oltre 10 anni sta affrontando una battaglia legale (costata 100mila euro) per riportare il proprio figlio in Italia proprio dalla Slovacchia
Il personaggio
Paolo Mirandola, il decano degli avvocati roveretani: «Macché politicizzazione, la giustizia è in crisi per mancanza di meritocrazia»
di Anna Maria Eccli
Togato da 47 anni, l'impegno politico e l'insulto a Salvini. «Una passione di famiglia: mio zio a 15 anni portava in giro il palco da cui Cesare Battisti arringava la folla»
L'intervista
Angela Modena, la fotografa che ritrae animali: «Stavo male, il mio Amstaff mi ha ispirata»
di Patrizia Rapposelli
L'imprenditrice di Borgo Valsugana si è specializzata nei ritratti degli amici a quattro zampe. «Conquisto la loro fiducia ma una volta un dobermann mi ha lasciato con un occhio nero»