l'intervista

martedì 1 Aprile, 2025

Bimbo di 2 anni rapito, di Marco: «La Slovacchia è il paradiso dei rapimenti. Cause fino a 600mila euro»

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Il segretario dell’associazione International Child Abduction Slovakia, da oltre 10 anni sta affrontando una battaglia legale (costata 100mila euro) per riportare il proprio figlio in Italia proprio dalla Slovacchia

«La Slovacchia è l’El Dorado delle sottrazioni di minori». Marco di Marco ricorda molto bene le parole dell’allora parlamentare slovacca Natalia Blahova in merito ai casi di rapimenti di figli da parte di un genitore. Il segretario dell’associazione International Child Abduction Slovakia, da oltre 10 anni sta affrontando una battaglia legale (costata 100mila euro) per riportare il proprio figlio in Italia proprio dalla Slovacchia – come è accaduto a un trentino che da 18 mesi cerca di far rimpatriare il figlio di due anni – ma le Autorità preferiscono «consigliare il diritto di visita e lavarsene le mani» nascondendo un problema che, in Italia, rimane sottovalutato sebbene conti almeno 600 casi all’anno.

Di Marco, lei è segretario dell’associazione International Child Abduction Slovakia (Icask). Che cosa fate esattamente?
«Io stesso sono un padre che da anni lotta per il rimpatrio del proprio figlio. Nel 2013, assieme ad altre persone che vivevano il mio stesso problema, ho fondato un’associazione italiana che nel 2016 è diventata internazionale. Abbiamo creato una rete di supporto per genitori di “figli rapiti”, o meglio, di bambini orfani di genitori vivi. Li seguiamo, organizziamo manifestazioni all’ambasciata slovacca, insomma, cerchiamo di pubblicizzare il problema e di sensibilizzare l’opinione pubblica».

È un tema di cui si parla molto poco: d’altronde l’Italia rimpatria solo il 5% dei minori…
«Questo è un problema che dimostra il fallimento della politica italiana. È facile mettersi la medaglia al collo quando si rimpatria qualcuno, sbandierando l’impresa (che avviene tendenzialmente grazie al paese estero che ha rispettato le convenzioni). Ma nella maggior parte dei casi il rimpatrio in Italia non va a buon fine e, quindi, si tende a mettere la testa sotto la sabbia per nascondere il problema. In alcuni casi, le stesse Autorità come il Ministro della Giustizia e il Dipartimento di Giustizia Minorile consigliano ai genitori di richiedere il diritto di visita nel paese estero».

Ed è una soluzione efficace?
«Assolutamente no, perché richiedendo il diritto di visita automaticamente rinunci al rimpatrio del minore. Molti non lo sanno e credono di poter chiedere il diritto di visita e poi successivamente continuare la battaglia legale per il rimpatrio. Invece, così facendo si danno la zappa sui piedi da soli. Nel frattempo, le autorità se ne lavano le mani».

Quanto pesa economicamente l’iter di queste battaglie legali?
«Le cause sono costosissime: tra documenti, avvocati, traduzioni, viaggi, consulenze. Si parte da un da un minimo di 100.000 euro, fino a 600.000 euro. Molte persone si sono rovinate».

Ci sono stati più difficoltosi di altri?
«Diciamo che nel mondo occidentale, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, sono paesi più virtuosi con un numero di espatri importanti. L’Italia paradossalmente è tra le peggiori a far rimpatriare i bambini dall’estero ma la migliore a “restituire” i figli a una persona che vive fuori dall’Italia. Consultando l’annuario del 2024, i Paesi dell’Est sono quelli più insidiosi».

Lei ha un figlio in Slovacchia in questo momento. Quanto è difficile rimpatriare un minore da lì?
«La Slovacchia è un Paese molto nazionalista, pensi che durante la campagna elettorale del 2016 l’allora Presidente del parlamento slovacco (oggi Presidente della Repubblica) Peter Pellegrini venne a riprendere il minore ad Ancona con l’aereo di Stato con al seguito i servizi sociali slovacchi. La parlamentare slovacca Natalia Blahova ha definito il suo paese un “El Dorado” delle sottrazioni internazionali di minori. Nel 2013 al Ministero degli esteri ci dissero che la Slovacchia compie sottrazioni in maniera sistematica. È un paese che ha ricevuto 4 condanne dalla Corte Europea dei Diritti Umani per sottrazioni internazionali di minori».

La Convenzione dell’Aia prevede alcuni casi in cui il giudice può non emettere l’ordine di ritorno. Ad esempio se «accerta che sussiste un fondato rischio che il minore, ritornando nello Stato di residenza abituale, sia esposto a pericoli fisici psichici». È un boomerang…
«Questa è un’eccezione che, ormai, è diventata regola».

Se le vie legali non funzionano, la politica cosa fa? Paolo Pozza ha manifestato la necessità di una legge che tuteli i bimbi in Italia…
«Certo. La Senatrice Stefani è in prima fila per trasformare il reato di sottrazione in sequestro di persona. In questo caso il minore non è più l’oggetto ma diventa soggetto».