l'inchiesta

giovedì 27 Febbraio, 2025

Cambiamento climatico, oltre il 60% dei trentini ha paura. Anche la qualità dell’aria desta timori diffusi

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Secondo un’indagine dell’Istat i giovani sono poco informati ma non usano l’auto. L'ambientalista Viola Ducati: «Serve una politica più attiva»

Quella dei cambiamenti climatici resta, nel 2024, la questione più sentita tra le problematiche legate al settore ambientale tra gli italiani con più di 14 anni di età. A confermarlo è un’indagine di Istat sugli aspetti della vita quotidiana che tratteggia la percezione delle persone. Secondo il dossier Istat reso pubblico ieri, l’ennesima conquista del podio da parte dei cambiamenti climatici, conferma un primato ormai decennale. L’indagine si è svolta da gennaio ad aprile 2024 ed è stata eseguita su un campione di circa 25mila famiglie distribuite in circa 800 comuni del Paese. Hanno risposto 19.775 famiglie e oltre 45mila persone. Di queste, il 58,1% si preoccupa per i cambiamenti climatici, un dato stabile rispetto al 2023. Di minore preoccupazione, ma sempre sentiti da oltre il 50% degli intervistati, sono i problemi legati all’inquinamento dell’aria. Produzione e smaltimento dei rifiuti preoccupano il 38,1% e ancora meno l’inquinamento delle acque, che tocca l’interesse del 37,9% così come quella per l’effetto serra e il buco nell’ozono che si attesta intorno al 32,6%. La preoccupazione per il dissesto idrogeologico cresce di due punti percentuali rispetto al passato, arrivando al 28,5%.
L’analisi sul territorio
Restringendo la lente sul territorio, l’indagine di Istat riporta che in Trentino-Alto Adige i cambiamenti climatici preoccupano il 55,9% delle persone, una media tra il 54,4% dei residenti a Bolzano e del 60,2 di chi abita a Trento. Sotto la soglia nazionale, invece, la percentuale di popolazione preoccupata per l’inquinamento dell’aria: 43,3% degli intervistati in regione, 42,2% bolzanini e 44,5 trentini.
L’ambientalista
Viola Ducati, referente di Rete Climatica Trentina spiega: «È interessante, come già confermato anche da precedenti sondaggi a livello europeo, che le persone sono preoccupate, quindi riconoscono l’emergenza climatica, che in Italia si lega anche a quella idrogeologica – spiega Ducati – Sono due problematiche fortemente intrecciate, il cambiamento climatico va ad acquisire tutta una serie di fragilità. In questo sondaggio europeo veniva messo in evidenza come la maggior parte delle persone pensino che la politica non stia facendo abbastanza e vorrebbero che i politici facessero di più. Trovo che sia molto importante che si chieda alla politica di essere più attiva su questi temi, soprattutto in un momento come questo dove vediamo invece che preferisce puntare su altre tematiche che forse danno maggiore ritorno elettorale, come la sicurezza. Invece, la sicurezza climatica dovrebbe essere la priorità». Per raggiungere questo scopo, oltre a un continuo impegno di dialogo con la politica e con la popolazione, è necessario, secondo la referente di Rete Climatica Trentina, un’educazione di maggiore qualità che passi dalle scuole per evitare quel fenomeno di disillusione, rassegnazione e disinteresse verso il territorio che molti acquisiscono crescendo. Una considerazione, quella di Ducati, che trova riscontro anche nel sondaggio Istat in analisi e che evidenzia come «l’attenzione verso comportamenti ecocompatibili sembrerebbe non essere caratteristica specifica dei giovani, che per quanto si dichiarino attenti alla tutela della biodiversità, la distruzione delle foreste e l’esaurimento delle risorse naturali non si rivelano i più attenti in termini di comportamenti ecocompatibili». E a supporto di questa riflessione ci sono i dati del 2024, dove sono stati registrati oltre 20 punti percentuali di differenza tra gli over 55enni e i giovani sotto i 24 anni nel non sprecare l’acqua (il 52,5% delle persone tra i 14 e i 24 anni rispetto al 74,7% degli over 55); così come nel non sprecare energia (il 51,6% degli under 24enni rispetto al 77,4% di coloro che hanno più di 55 anni). «Non è un dato confortante vedere che i giovani su alcuni aspetti abbiano meno consapevolezza degli adulti – sottolinea Ducati – Mi viene da pensare, forse, anche un po’ perché i temi di risparmio idrico ed energetico sono cose che uno vede in bolletta e che quindi si tratta anche di sostenibilità non solo ambientale ma anche economica. La preoccupazione dovrebbe legarsi molto di più all’attivazione. Altrimenti rimane una preoccupazione che paralizza e può sfociare nella disillusione che è davvero una cosa pericolosa, soprattutto tra le nuove generazioni». C’è, però, un tema che non emerge in maniera pregnante nell’indagine, ma è di grande attualità e si lega alla praticità e alla quotidianità delle persone ed è quello dei trasporti. Nell’indagine di Istat si legge che i giovani sotto i 24 anni si confermano più propensi all’uso di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata o ad altri mezzi di trasporto a motore privati: li sceglie abitualmente il 29% contro il 17,3% degli over 55enni. «Il tema della mobilità è interessante, noi come Rete ci stiamo confrontando proprio su questo ultimamente – conclude Ducati – Abbiamo avviato un confronto che pensiamo sarà duraturo, un lavoro di anni con altre associazioni del territorio sul tema della mobilità sostenibile. Trovo interessante questo dato per cui già i giovani mostrano una predisposizione a considerare altre opzioni rispetto all’auto privata e quindi, effettivamente, c’è un cambio culturale in atto. Recentemente alcune persone giovani mi facevano notare come, per quanto a scuola si riceva tutta una serie di messaggi sul cercare di muoversi in maniera sostenibile, appena si finisce di essere studenti delle superiori, scade l’abbonamento agevolato. Diventa poi molto costoso usare il trasporto pubblico, a meno che uno non faccia un abbonamento perché lo devo usare tutti i giorni. Mancano nel mondo reale quegli incentivi a non utilizzare la propria auto e preferire i mezzi pubblici o altre soluzioni».