il ritratto

sabato 5 Aprile, 2025

Chi è Bojan, lo studente del liceo con la passione per la palestra e con tatuaggi «identitari». «Sempre riservato»

di

Diciannove anni, gli amici dicono di lui: «Ragazzo tranquillo»

La mattina a scuola al liceo Galilei, quello di Bolzano, che non aveva voluto lasciare dopo il trasferimento in Trentino e dove poteva ancora contare su un gruppo di amici. La sera, dopo la lunga trasferta e un po’ di studio, in palestra. La frequentava spesso, a Mezzolombardo… e si vedeva. Bojan Panic, 19 anni, aveva approfittato dell’ultima trasferta in Bosnia Erzegovina per farsi tatuare un kolovrat, la «svastica slava», antico simbolo pagano razziato dai nazisti (e per questo motivo ha ancora una connotazione di estrema destra) sulla mano sinistra e, sulla destra, una croce ortodossa. Fiero, come i suoi genitori, delle sue origini, si era già ambientato bene a Mezzolombardo, dove era arrivato con il resto della della famiglia. «La sera ci trovavamo spesso: facevamo quattro chiacchiere, bevevamo qualcosa nei bar vicino la stazione». A parlare è Salvatore Panariello, uno degli amici di Bojan. Ha assistito alla scena dell’arrivo dell’ambulanza, quella che porterà via la madre del diciannovenne, sotto shock. Il tutto, mentre il padre giaceva morto all’interno dell’appartamento: per lui non c’era più nulla da fare.

Verrebbe da pensare che Bojan, con gli amici, potesse essersi aperto un po’ di più. Invece, anche in questo caso, la versione di chi lo frequentava nel tempo libero a Mezzolombardo è quasi sovrapponibile a quella dei vicini. «Un ragazzo tranquillo, nulla portava a pensare che sarebbe potuta finire in questo modo», prosegue Panariello.
E riservatissimo, soprattutto quando era in ballo la sua vita familiare. Per lui, con tutta evidenza, rimaneva una «questione privata».
«Non aveva mai fatto cenno — racconta sempre l’amico Salvatore — a delle difficoltà che potevano esserci tra di loro. Ed è un peccato perché penso che, se fossero emerse, si sarebbe potuto fare qualcosa prima. Ma la sua reazione, in difesa della madre, non mi sorprende più di tanto. Penso che anch’io, al suo posto, avrei di tutto per salvare mia madre».

Ora Bojan Panic dovrà rispondere. Per disposizione della pm di turno, Patrizia Foiera, non andrà in carcere: forse, nella valutazione ha pesato la versione — e le garanzie — date dalla madre, che ha confermato la sua versione. Ma è stata davvero difesa? Come insegnano altri precedenti simili, la strada per dimostrarlo può essere davvero molto, molto lunga.