la mobilitazione

martedì 18 Marzo, 2025

Dana, la protesta dei 300 lavoratori. «Meritiamo più rispetto, ora risposte sul nostro futuro»

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Il 30 per cento della produzione finirà in Messico e per lavoratori e lavoratrice non ci sono ancora garanzie

Sono arrivati anche dalla Valsugana e da Arco per essere davanti ai cancelli della Dana a Rovereto in tempo per l’avvio del presidio di protesta dei lavoratori non solo degli stabilimenti ufficiali, ma anche delle tante aziende dell’indotto che rischiano grosso. Erano oltre trecento ieri mattina i lavoratori che hanno voluto alzare la voce per chiedere attenzione e rispetto: «Se la Dana a Rovereto è diventata quello che oggi è, il merito è dei lavoratori: ora meritiamo rispetto», è stato detto più volte dagli operai che ricordano benissimo la targa d’oro affissa negli uffici che premia lo stabilimento di via Fornaci come il migliore di tutto il “mondo Dana”. Le bandiere che sventolavano erano quelle di tutti i sindacati, uniti per una volta allo stesso tavolo per chiedere chiarezza prima di tutto all’azienda e poi alla politica.

«Vogliamo avere risposte chiare – spiega Ezio Casagranda, storico sindacalista dei Comitati di Base – per sapere prima di tutto come avverrà questa cessione: sarà un passaggio a un altro proprietario o sarà uno spezzatino? Quali garanzie avranno i lavoratori? La Provincia dovrebbe far pesare sul tavolo il peso dello stabilimento. Qui si rischia di dimenticare che Dana produce utili su utili perché i lavoratori sono specializzati e producono 650 assali al giorno. Ora ci dicono che il 30 per cento della produzione finirà in Messico. Difficile che arrivino produzioni alternative».

La proprietà
Il grosso punto di domanda è proprio sulla nuova proprietà. Il valore del ramo d’azienda messo sul mercato (l’off highway) vale 4 mila miliardi, in pochi se lo possono permettere: si parla di qualche colosso americano o forse cinese. «Il governo – ha detto Michele Guarda della Cgil – dovrebbe adoperarsi per garantire la presenza dei sindacati nelle trattative future perché non vogliamo essere scavalcati nella tutela e nella difesa di quanto è stato conquistato in questi anni». La stessa dirigenza locale è trincerata dietro un silenzio assordante. Comprensibile, ma che non aiuta certo a stemeperare le tensioni e le preoccupazioni.

L’indotto
Una buona fetta dei manifestanti di ieri mattina arrivava dal mondo satellite alla Dana, da quelle aziende terziste che in tutti questi anni hanno lavorato per l’azienda roveretana e che anzi, un tempo avevano lo stesso marchio. È il caso della Sata, azienda della Valsugana che lavora al 90 per cento per conto della Dana. Un gruppo di operai, scuro in volto, rimane quasi in disparte, appoggiato alla cancellata. «Noi siamo messi ancora peggio – è il loro commento – perché non abbiamo nessuna prospettiva e magari già un’età difficile da ricollocare. Nell’ultimo anno e mezzo 38 lavoratori se ne sono già andati, quelli più giovani. La Dana a suo tempo ci aveva dato ampie rassicurazioni, anzi in qualche modo ci avevano detto di non cercare nuovi clienti che avremmo potuto lavorare solo con loro. Adesso è dura andare a cercare nuove commesse. Informazioni? Zero. O, meglio, una sola: dal 2026 4 o 5 componenti non saranno fatti più nella nostra fabbrica, ma andranno in Messico. Solo questo è sufficiente per bloccare due nostre linee di produzione e 18 posti di lavoro. I nuovi proprietari avranno ancora bisogno di noi o avranno i loro fornitori? Non lo sappiamo e noi siamo in bilico: la maggior parte di noi ha 50 anni e oltre, come facciamo a rimetterci sul mercato del lavoro». Qualcuno già rassegnato spera che almeno la Provincia abbia degli strumenti per attivare ammortizzatori sociali su misura.

La politica
Alla manifestazione non c’era la sindaca Giulia Robol, ma per la giunta erano presenti Carlo Fait, Micol Cossali e Michele Dorigotti. Due parole le ha dette l’assessore ai lavori pubblici che ha confermato la vocazione industriale di Rovereto e come l’attenzione su questo tema sia molto alta. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni provinciali da Alessio Manica a Lucia Maestri, Da Parolari al presidente del consiglio Paccher che è anche intervenuto per assicurare l’impegno massimo nella tutela del tessuto industriale provinciale. Per il consiglio comunale era presente anche il consigliere autonomista Domenico Catalano, che nel suo intervento ha voluto dimostrare la sua vicinanza ai lavoratori. La parlamentare del Pd Sara Ferrari e la senatrice dei Verdi Aurora Floridia chiederanno un’audizione urgente al ministro D’Urso: «Occorre agire con la massima determinazione: il Governo, e con esso la Provincia di Trento, si attivino per ottenere garanzie sugli investimenti e sui livelli occupazionali, bloccando un piano che darebbe un durissimo colpo all’industria trentina e dell’intero Paese».

Solidale anche l’Acli: «In questo momento così delicato, riteniamo fondamentale che istituzioni, parti sociali e imprenditori lavorino insieme per garantire la continuità produttiva e la tutela dei livelli occupazionali. È necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per favorire un dialogo costruttivo tra le parti, esplorando soluzioni che possano salvaguardare le professionalità acquisite e il valore industriale del nostro territorio».