il traguardo

giovedì 20 Marzo, 2025

Dieci anni di Redo Upcycling: per l’anniversario un evento dedicato alla «slow fashion» e alla sostenibilità

di

«Riciclare si può, anche nella moda»: oggi (venerdì 21 marzo) nella sede della cooperativa Alpi a Trento sud il dibattito sulle pratiche industriali sostenibili

Un momento per riflettere sulle pratiche sostenibili nel settore della moda. Venerdì pomeriggio, presso lo store della cooperativa trentina Redo Upcycling, si terrà l’evento «Slow fashion spring», per ragionare sulla competitività e le potenzialità del modello cooperativo anche nel mondo dell’abbigliamento. «L’idea di questo evento è nata lo scorso anno, quando Redo Upcycling ha compiuto i suoi dieci anni – spiega il general manager della cooperativa Martino Orler –. Volevamo fortemente organizzare questo momento di valorizzazione degli aspetti culturali legati alla sostenibilità, restituire al territorio questa conoscenza. Sarà quindi un evento incentrato sul dare un’idea di dimensione sostenibile all’interno dell’industria della moda e del mondo cooperativo che rappresentiamo».
Nata nel 2014, Redo Upcycling è oggi una realtà affermata non solo all’interno dei confini nazionali ma presente anche all’estero. Un’attività che testimonia come sia possibile restare competitivi in un settore affollato come quello della moda anche appoggiandosi a pratiche industriali sostenibili. «Il recupero, se fatto bene, costa meno sia a livello economico che ambientale perché non richiede materiali nuovi – dichiara Orler –. Questo è un primo forte elemento di vantaggio competitivo. L’aspetto più importante in questi anni comunque è stato l’avere strutturato una fitta rete di partner e soggetti che ci supporta nella nostra attività, fornendoci il materiale da recuperare. Ci siamo resi conto comunque che, in un certo senso, l’upcycling lavorativo fosse più importante di quello dei materiali. Questo ci ha permesso di strutturare la nostra attività negli anni. Come tutte le idee nuove, gli inizi sono stati i più complicati, ma crescendo i risultati di questa strategia si sono visti chiaramente: oggi abbiamo cinquanta rivenditori, due monomarca, uno shop online, tante collaborazioni con aziende che ci richiedono personalizzazioni e partner globali come Moleskine».
Fra gli ospiti presenti venerdì ci sarà anche Stefano Granata, presidente nazionale di Confcooperative, che discuterà col presidente di Confindustria Trento Lorenzo Delladio, la docente Marina Spadafora e il manager del consorzio Cgm Flaviano Zandonai proprio sul tema di questa competitività. «Essere competitivi vuol dire anzitutto avere capacità di innovazione – commenta –. Le cooperative sociali in quest’ottica hanno un valore aggiunto, perché arrivano al prodotto finale valorizzando la propria forza lavoro. Oggi le persone hanno bisogno di contesti lavorativi più protetti, di sentire che non ruoti tutto intorno alla produzione. Ciò che rende unico il modello cooperativo è la capacità di vendere questo valore». Il dibattito in programma si focalizzerà su una domanda specifica: è possibile rispondere ai bisogni sociali emergenti attraverso pratiche industriali sostenibili nel campo della moda? Secondo Granata, la risposta è affermativa. «Oggi c’è una crisi strutturale dettata da quella del mercato del lavoro – afferma –. Le persone sono alla ricerca di un senso, di relazioni, e sicuramente un modello orizzontale come quello cooperativo rappresenta una soluzione possibile perché rimette in discussione questi aspetti. I dati dell’Osservatorio nazionale dicono che l’85% dei lavoratori non è soddisfatto della propria occupazione, le cooperative vanno proprio al cuore della questione cercando, come detto, di valorizzare al meglio i loro lavoratori. Fa tutto parte di un nuovo mutualismo: una volta le cooperative davano risposte e ragionavano sul prodotto e la sua qualità, oggi invece è il modello organizzativo l’aspetto centrale». Un modello che in Italia, dopo la notevole crescita degli ultimi anni, sta attraversando oggi una fase di transizione. «Per anni le cooperative sociali italiane hanno conosciuto una crescita esponenziale per numero e diffusione sul territorio nazionale – osserva ancora Granata –. Oggi questo fenomeno si sta arrestando perché il modello cooperativo è rimasto molto schiacciato dal mercato pubblico, che nel lungo periodo è meno redditizio e quindi fa venire meno le risorse da investire sulla forza lavoro. Ci sono molte realtà, comunque, che stanno riscoprendo i valori originali della cooperazione e vanno su più settori, uscendo da questa dimensione pubblica. È un passaggio importante per il futuro del movimento cooperativo sociale italiano». Fra queste realtà che cercano di diversificarsi rientra anche la stessa Redo. «Cura del verde pubblico, pulizie e custodie sono ancora oggi i settori cooperativi più grandi, in termini di dimensioni degli attori coinvolti – conclude Orler –. Ma la sostenibilità ambientale è un tema a cui oggi anche le cooperative sociali, noi compresi, guardano con sempre maggiore interesse».