l'omicidio
sabato 5 Aprile, 2025
La confessione di Bojan, poi rimesso in libertà: «Ho ucciso papà per difendere mamma. I coltelli? Li avevo nascosti»
di Benedetta Centin
Il diciannovenne ha ucciso il padre Simeun, 46 anni. La vittima si stava avventando sulla compagna che aveva minacciato di morte

La preoccupazione che il padre potesse concretizzare le sempre più pressanti minacce di morte nei confronti della madre era tanta per Bojan Panic, studente di 19 anni del liceo Galilei di Bolzano. E infatti giovedì si era anche premurato di nascondere da ogni angolo di casa qualunque oggetto potesse essere usato come potenziale arma. E pure quel coltellino a serramanico del papà muratore. Quella lama che ieri notte il ragazzo ha usato contro il genitore che, ancora una volta ubriaco e dall’atteggiamento aggressivo, si stava avventando sulla compagna, a letto a riposare. Bojan l’ha colpito alle spalle. Una, più coltellate. Fino ad ucciderlo. Trasferito in carcere a Trento, accusato di omicidio volontario, ieri sera è stato rimesso in libertà su disposizione della Procura che ha motivato con la mancanza di esigenze cautelari e con i riscontri ottenuti dalle indagini. «Volevo solo difendere mia madre, temevo per lei, che mio padre potesse ucciderla come minacciato» avrebbe spiegato il 19enne agli inquirenti. Il delitto si è consumato attorno alle 1.30 in un appartamento di via Frecce Tricolori a Mezzolombardo, dove la famiglia di bosniaci si era trasferita a giugno 2024. Lì dove i carabinieri hanno effettuato accertamenti e rilievi scientifici per ore ed ore, nella giornata di ieri.
La ricostruzione
Ha ucciso con diverse coltellate alla schiena il padre violento che era solito maltrattare la madre e che nelle ore precedenti l’aveva terrorizzata con esplicite minacce di morte via messaggio. E che aveva infierito ancora con continue offese e urla una volta rincasato a tarda sera. Del tutto ubriaco. «Ho ferito e colpito mio padre» ha detto, convinto di averlo solo ferito, lo studente al telefono con il 112 ieri notte. Sotto i suoi occhi il padre Simeun, 46 anni, riverso a terra, nel sangue, in camera da letto, mentre la madre tentava il massaggio cardiaco. Presente anche il figlio minore di 17 anni, il primo a chiamare il numero di emergenza. «Volevo solo difendere mamma» spiegherà il ragazzo nel corso dell’interrogatorio che si è svolto in caserma a partire dalle 5.30 circa di ieri, davanti alla pm Patrizia Foiera e ai carabinieri che procedono nelle indagini. «Era ancora visibilmente sotto choc, molto provato» le parole della sua avvocata, Veronica Manca. Nelle risposte fornite agli inquirenti, ricostruendo i fatti, non senza pause e occhi lucidi, sarebbe emersa tutta l’esasperazione e la paura che si respirava in casa. Ancora più opprimente nelle ultime ore.
Il giovane ha raccontato di come giovedì avesse fatto sparire quel coltellino a serramanico che il padre teneva in casa, per evitare che lo usasse una volta tornato. Il timore del primogenito era tanto anche per il fatto che il genitore tardava, e questo faceva già supporre che sarebbe rincasato del tutto sbronzo, come capitava sempre più spesso. Ed è proprio quel coltello «sequestrato» che il 19enne ha usato per infierire sul 46enne, che nemmeno gli operatori sanitari arrivati con l’ambulanza a sirene spiegate sono riusciti a salvare. Il medico lo ha poi dichiarato morto e per Bojan Panic è scattata l’accusa di omicidio, di cui risponde ora ma in stato di libertà. Dal carcere di Spini il suo pensiero fisso era a mamma e fratello minore, che in serata ha raggiunto. «Voglio sapere come stanno» ha detto all’avvocata che ieri pomeriggio gli aveva fatto visita.
Maltrattamenti mai denunciati
Le mura domestiche avrebbero nascosto uno spaccato di vessazioni e maltrattamenti che duravano da anni, da quando Bojan era bambino, ma che la donna, Milka, 40 anni, non ha mai denunciato. Solo confessato ad alcuni parenti e amiche. Troppa la paura di procedere, di denunciare appunto, come avrebbe confessato lei stessa ieri ai carabinieri, confermando tra l’altro in toto la versione dei fatti fornita dal primogenito. E cioè di quelle minacce del marito che proseguivano da giorni, prima velate, nelle ultime ore sempre più spudorate, di farle del male; dell’atteggiamento sempre più possessivo dell’uomo, che pretendeva di controllarla su tutto in modo ossessivo, a partire dai suoi contatti; di quel vizio di bere che ormai aveva preso il sopravvento, e di quell’incubo in cui era stata ingurgitata.
L’aggressione in camera
Il muratore, giovedì, era rientrato a casa attorno alle 23. In balia dei fumi dell’alcol, urlando e offendendo di continuo la donna, innescando con lei una furiosa discussione, dandole della poco di buono. Simeun aveva continuato a sgolarsi bottiglie di vino, birra e grappa anche nelle ore successive. Almeno quattro quelle rinvenute vuote dai carabinieri nell’appartamento, finito sotto sequestro. La donna, vista la situazione, si era spostata nella camera da letto dei ragazzi, e si era coricata nel letto del più grande che, in grande apprensione per lei, temendo che il padre potesse concretizzare quelle sue terribili minacce, non l’ha mai lasciata sola. «Mi ero addormentata, poi ho sentito mio marito arrivare nella penombra urlando, insultandomi e pretendendo il mio cellulare» avrebbe riferito la 40enne. In quel momento Bojan Panic è saltato giù dal letto in cui si era stretto con il fratello minore e ha colpito il padre che si stava avventando sulla madre. E lo ha accoltellato. Alle spalle. Più e più volte. Quante sarà l’autopsia che verrà svolta lunedì a chiarirlo. «Ho avvertito dei rumori, schiamazzi, urla, poi all’improvviso la situazione si è placata» ha riferito il vicino di casa. Un silenzio. Di morte.
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