il ritratto

sabato 5 Aprile, 2025

Omicidio di Mezzolombardo: chi era Simeun Panic, il muratore arrivato dalla repubblica Srpska che aveva appena comprato casa

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Aveva 46 anni, aveva vissuto a Laives e poi a Mezzocorona

Dalla repubblica Srpska, la parte serba della Bosnia Erzegovina all’Alto Adige, quindi in Trentino. È la parabola di Simeun Panic, 46 anni, di professione operaio edile. Un muratore, gran lavoratore — secondo le descrizioni, sommarie, dei pochi che lo conoscono — che negli ultimi anni avrebbe cambiato diverse ditte in regione. Vittima del delitto avvenuto la scorsa notte. Ma anche — secondo la ricostruzione della persona che lo ha ucciso, il figlio Bojan, e della moglie Milka, un «carnefice» che quando beveva troppo, e accadeva spesso, diventava violento. Ed è accaduto di nuovo ieri, come racconta la fredda cronaca.

Originario di Teslic, città nel cuore del paese straziato dalla guerra balcanica, ma orgogliosamente «serbissima», con tanto di tricolore panslavo nello stemma, dopo tanto peregrinare era arrivato a Mezzolombardo. Doveva essere il luogo definitivo, dopo aver lasciato Laives, dove ha abitato per dodici anni e Mezzocorona, dove ha cambiato due case in soli sei mesi : aveva comprato quell’appartamento, assieme alla moglie, con i risparmi di una vita. Un posto grande, in cui poter star bene con la compagna con cui stava assieme da una vita e i due figli. In pochissimi, in via delle Frecce Tricolori, avevano avuto occasione di scambiare una parola con lui. Tra questi un «vicino di scala», facilitato dalla vicinanza linguistica.
«Lui era serbo (di etnia e cittadino bosniaco, ndr), io macedone – spiega – mi è capitato di parlare con lui in serbo, ma non è che abbiamo fatto chissà che discorsi. Quello che posso dire è che era cordiale e sicuramente non dava l’idea di essere una cattiva persona. Mi rendo conto peraltro che è impossibile sapere cosa succede nelle case degli altri». Insomma, una persona che, difficilmente, con chi conosceva poco, andava oltre il «buongiorno e buonasera».

E ancora attaccatissimo alla madrepatria, dove continuava ad avere gran parte degli amici e contatti. Nel suo profilo condiviso con la moglie, quella che avrebbe aggredito, per l’ultima volta, la notte scorsa, citava orgoglioso Nikola Tesla, il genio della fisica che continua a dividere, per rivendicazioni di paternità, serbi e croati, postava foto dei luoghi natali, parlava di politica locale. Con qualche immagine dalle vacanze: come quella, circolata ieri mattina, che lo ritrae abbracciato assieme al figlio in una spiaggia a Sottomarina. Un quadro idilliaco: impossibile, guardandolo, pensare che sarebbe finita in tragedia.