Emergenza casa

mercoledì 2 Aprile, 2025

Sfratti, l’allarme degli assistenti sociali: «In Trentino nel 2024 sono cresciuti del 24%»

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L’anno scorso sono stati 500. Nel capoluogo su mille domande assegnate 121 case. Rizzi (assistenti sociali): «Emergenza strutturale. La politica la metta in cima alle priorità»

Oltre un migliaio di domande per alloggi a canone sostenibile a fronte di appena 121 assegnazioni a Trento, e 482 procedure di sfratto in provincia. Con un aumento del 24% dal 2013 al 2023. Numeri che fotografano l’emergenza abitativa in Trentino Alto Adige presentati ieri in conferenza stampa dall’Ordine degli Assistenti Sociali regionale: «Vogliamo rivolgere un appello perché il diritto all’abitare diventi una priorità all’interno delle agende politiche delle istituzioni – dichiara la presidente Elisa Rizzi – I dati sono critici anche a livello nazionale: pensiamo al fatto che gli alloggi pubblici ammontano circa al 5% dello stock abitativo italiano contro una media europea che si aggira sul 20%. Come assistenti sociali incontriamo con una frequenza sempre maggiore persone che cercano risposte a un bisogno abitativo. Va ricordato che la casa è un luogo di sicurezza, dignità e progettualità, perché pensare al proprio futuro senza avere un tetto sulla testa è impossibile». Da qui la decisione di affrontare la problematica in maniera più strutturata. Il documento è infatti il prodotto di un percorso di circa un anno che ha portato partecipanti, assistenti e altri professionisti a riflettere sulle dinamiche del fenomeno: «Ci siamo soffermati su una domanda di partenza, ovvero cosa accade quando manca la casa – spiega la consigliera Anna Bortoli – È emerso come questa assenza generi ingiustizia sociale, disparità nell’accesso a servizi primari come la sanità e la sicurezza. Quello all’abitare non è un diritto esplicitamente riconosciuto dalla Costituzione, ma avere una casa permette di esercitare dei diritti fondamentali. Tutto questo fa sì che trovarsi in emergenza abitativa si sommi spesso ad altri problemi, aumentando quindi la vulnerabilità di chi è coinvolto. E questo è un problema che riguarda tutti, non “solo” le persone fragili: pensiamo a chi cerca anche solo una casa in affitto. Si sta trasformando in un’emergenza strutturale». Il documento si conclude anche con una serie di possibili soluzioni e proposte da inoltrare ai decisori politici per sollecitare l’attenzione sul tema: «Serve intervenire su tre livelli – osserva la consigliera Gaia Pedron – Quello degli assistenti, quello degli altri attori che si occupano del problema, e quello politico. Serve anzitutto creare connessioni e collaborazioni fra questi attori, e perché le politiche siano puntuali bisogna partire dai dati. Per questo un punto di partenza potrebbe essere quello di creare un osservatorio permanente sul disagio abitativo che monitori la situazione in maniera organica, dando supporto e tutele sia a chi cerca casa sia a chi invece ne dispone. Senza una presa in carico a livello politico del tema, comunque, mancherà sempre qualcuno che si occupi di questi aspetti in maniera strutturata». L’integrazione delle politiche, come quella più recente riguardo il ripopolamento delle periferie, è un aspetto fondamentale per rispondere all’emergenza abitativa: «Interventi come l’ultimo della Provincia sono importanti e positivi – sottolinea Rizzi – Questa innovazione ha richiamato già persone da Italia e dall’estero. Questo intervento però deve andare di pari passo con la creazione sul territorio di servizi, altrimenti queste persone diventeranno fragili. Allo stesso modo, va favorita la collaborazione fra politiche per la casa e quelle sociali e abitative». Contatti e apertura da parte delle istituzioni, in questo senso, non mancano, quello che gli assistenti richiedono però è di alzare ancora l’attenzione e fare un passo in più per affrontare l’emergenza abitativa: «Ci siamo incontrati già con l’assessore Marchiori e abbiamo trovato grande apertura – conclude la presidente – Abbiamo però bisogno, come assistenti, di essere coinvolti nella programmazione, ancora oggi non siamo a nessun tavolo che si occupi di politiche abitative nonostante la nostra completa disponibilità a farne parte. Serve che le politiche si integrino e che tutte le istituzioni pubbliche, Comuni compresi, si interroghino sul tema».