l'intervista
mercoledì 2 Aprile, 2025
Sofia Pasotto, ambientalista tra social, tv e Senato: «Crisi climatica? Anche le banche sono responsabili»
di Sara Alouani
Dopo una laurea a Trento e un Master alla Copenhagen University, nel 2024 ha esordito su RaiPlay con il programma «Pianeta Sofia»: «Gli immobili della chiesa vanno utilizzati per creare rifugi climatici»

Dalla Chiesa alle banche, Sofia Pasotto ne ha per tutti. L’ambientalista, femminista e gattara, nonché strega (come ama definirsi), recentemente è stata nominata «Ambasciatrice del Patto europeo per il clima» e lavora al Senato come divulgatrice specializzata in crisi climatica. Dopo una laurea in Studi Internazionali a Trento e un Master in Climate Change alla Copenhagen University, Pasotto, 24 anni, continua il suo viaggio alla ricerca di soluzioni innovative per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo dai social (il suo profilo Instagram «telospiegasofia» conta oltre 50mila followers) alla televisione: nel 2024 ha esordito su RaiPlay con il programma «Pianeta Sofia».
Pasotto, nel suo profilo Instagram si definisce una strega, perché?
«Di solito associo ambientalista, gattara e femminista: tutte caratteristiche che fanno di me una strega (ride ndr). In passato le streghe non erano figure cattive ma donne che sapevano molto, che conoscevano la natura e sapevano utilizzarla a scopi curativi. La conoscenza ti rende potentissima e gli uomini hanno paura di questo. Nelle manifestazioni femministe a cui partecipo molti cartelli recitano “siamo le nipoti delle streghe che non avete bruciato”. Ecco, con questa definizione voglio sbeffeggiarmi degli haters, di omuncoli (perché nel 99% dei casi sono uomini) che temono una femminista e gattara come me. Sono una Cat Lady».
Cosa vuol dire ambasciatrice europea per clima?
«È un riconoscimento che la Commissione Europea dà alle persone che si impegnano in ambito climatico. In pratica, la comunità europea ci fornisce strumenti, materiali, risorse da utilizzare durante la nostra attività di divulgatori, ad esempio, delle presentazioni power point standardizzate. Oppure, possono condividere uno dei miei eventi e inviare una newsletter per dare un seguito. Si tratta di aiuti logistici che, appunto, dovrebbero rendere la tua attività di divulgatore, divulgatrice un po’ più semplice. C’è però da dire che purtroppo adesso la comunità europea non sta puntando molto sul Green Deal europeo. Le priorità sono altre…».
Ad esempio il riarmo? Che effetto avrà sul clima?
«Stiamo andando nella direzione opposta di dove dovremmo andare. Banalmente, la classe politica chiede al popolo di manifestare in modo pacifico e poi va a riarmarsi appena sente una brezza contraria. È incoerenza pura. Oltretutto l’Italia è il Paese che produce più armi in Europa: siamo il terzo fornitore di armi a Israele. Gli attivisti e le attiviste per il clima più volte sono andate a manifestare contro la Leonardo perché, ovviamente, il settore delle armi ha un impatto enorme, non soltanto per quanto riguarda il loro utilizzo, ma anche la produzione. Tutto ciò non ha senso sia per la questione climatica che per quella sociale e delle relazioni internazionali. Manca diplomazia e capacità di risolvere i conflitti».
Parliamo di Trump: dopo aver dichiarato la sua uscita dall’accordo di Parigi ora ha cancellato i dati su clima e salute pubblica dai siti federali… che conseguenze ci saranno a livello globale?
«Cancellare i dati significa cancellare qualsiasi soluzione ipotetica al problema, perché non si riconosce il problema stesso. Ovviamente significa non riconoscere il problema, significa non dare la possibilità di capire che abbiamo un problema. Nel momento in cui noi non sappiamo che i gas serra stanno aumentando, perché non abbiamo più rilevamenti da Mauna Loa, una delle stazioni atmosferiche più importanti del mondo, che Trump ha completamente smantellato, pensiamo che stia andando tutto bene. Poi da un giorno all’altro ci troviamo con incendi ovunque e alluvioni. Inoltre, questa decisione metterà in difficoltà la comunità scientifica del futuro, perché tra qualche anno ci ritroveremo con dei buchi e sarà difficilissimo essere precisi. Se tu cancelli i dati, le rilevazioni di questi anni andranno perse per sempre».
Trump sta creando un precedente molto pericoloso…
«Ora la Cina potrà fare lo stesso seguendo le orme degli Usa… Un effetto domino che apre le porte dell’inferno».
Lei è stata molto critica con le banche. In che modo hanno un ruolo fondamentale nella crisi climatica?
«Il settore finanziario è molto responsabile perché da una parte finanzia le aziende dei combustibili fossili e dall’altra finanzia le guerre: perché tutte le crisi portano profitto. Questo va contro qualsiasi direzione che viene proposta dalla comunità scientifica in termini di clima e quello delle banche è un ruolo estremamente sottovalutato che però secondo me vale la pena problematicizzare».
Ha definito la chiesa «un milionario qualunque che non paga e non fa un centesimo di quello che potrebbe con il proprio patrimonio»…
«La giustizia sociale e la giustizia climatica vanno di pari passo. Parliamo di redistribuzione dei beni: la chiesa ha un patrimonio immobiliare inestimabile che potrebbe essere utilizzato per creare dei rifugi climatici».
Che cosa sono?
«Parliamo di supermercati, centri commerciali posizionati in luoghi strategici, magari in quartieri meno abbienti e periferici che permettono alle persone di godere del fresco di un condizionatore in estate o del caldo di un riscaldamento l’inverno. Sono strutture che da un lato ti fanno cadere nella trappola dell’acquisto compulsivo ma dall’altra aiuta chi non può permettersi di installare dei climatizzatori in casa».
E la chiesa in questo senso come potrebbe aiutare?
«La chiesa ha edifici ovunque. Edifici che molto spesso vengono tenuti con i riscaldamenti o condizionatori accesi mentre continuiamo a costruire edifici togliendo la possibilità al terreno di drenare l’acqua o di spezzare l’isola di calore delle città. Se usassimo gli edifici della chiesa, (e anche altri edifici vuoti nelle città) non dovremmo più costruire un centimetro. Anzi, ne avanzerebbero pure e tutti avrebbero un tetto sopra la testa e potrebbero vivere e non soltanto sopravvivere».
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