giustizia

giovedì 3 Aprile, 2025

Trento, fatture e servizi falsi per ottenere contributi: maxi inchiesta su due enti no profit e perquisizioni in tutta Italia

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Le accuse sono di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false dichiarazioni e attestazioni destinate all'autorità giudiziaria ed emissione di fatture per operazioni inesistenti

Un sequestro preventivo in via d’urgenza per oltre 340mila euro e 66 perquisizioni nei confronti di ulteriori indagati ed imprese nelle province di Trento, Vicenza, Padova, Latina, Siracusa, Modena, Vercelli e Lecco. È quanto emerso dalla maxi inchiesta della procura di Trento, che ha coordinato le indagini di carabinieri e Guardia di finanza, nei confronti di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false dichiarazioni e attestazioni destinate all’autorità giudiziaria ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini hanno portato alla luce un’associazione per delinquere composta da cinque trentini i quali, allo stato degli atti, mediante la gestione di due distinti enti non profit, hanno perseguito molteplici reati ai danni di enti pubblici. Gli indagati, attraverso la conduzione di un’associazione di categoria a livello locale, mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché la presentazione di un falso conto economico e fittizie iscrizioni, hanno raggirato gli enti pubblici per ottenere indebite contribuzioni. Nel corso delle indagini è emerso che molte imprese risultavano associate a loro insaputa all’ente no profit per raggiungere il numero minimo di iscritti che avrebbe permesso all’associazione di percepire i contributi pubblici. Accertamenti sono in corso sull’indebita concessione di ulteriori contributi da parte della Camera di commercio e Trentino Sviluppo.

Le investigazioni hanno, inoltre, documentato la costituzione di un’ulteriore associazione non lucrativa convenzionata con diversi Tribunali italiani, quale ente certificatore dello svolgimento di lavori di pubblica utilità e messa alla prova da parte di soggetti imputati, la quale ha attestato falsamente all’autorità giudiziaria, dietro il pagamento di una somma di denaro anche sotto forma di donazione volontaria, l’avvenuta esecuzione di programmi di trattamento tramite svolgimento di lavori di pubblica utilità e messa alla prova senza che gli imputati avessero effettivamente svolto le ore di lavoro certificate dall’associazione stessa e permettendo agli stessi di accedere ai benefici premiali previsti dalla norma, come la sospensione del procedimento penale e l’estinzione del reato.