il caso

venerdì 4 Aprile, 2025

Trento, lite a coltellate in pieno giorno. Dopo la tentata rapina lei ferita al collo, lui alla testa

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Secondo una prima ricostruzione, l'aggressione è avvenuta all’interno di un’abitazione di via Pietrastretta, probabilmente all’apice di un tentativo di rapina

Urla in strada, sangue, sirene. Un pomeriggio concitato, quello di ieri, nel quartiere di San Martino, nella zona dietro la chiesa. Coinvolti una donna e un uomo, a quanto pare una prostituta e un suo cliente, entrambi feriti, lei con un taglio superficiale all’altezza del collo e lui con ferite alla testa e all’addome. Un’aggressione che, secondo una prima ricostruzione, è avvenuta all’interno di un’abitazione di via Pietrastretta, in cima alla scalinata bianca, probabilmente all’apice di un tentativo di rapina poi consumato e che avrebbe visto coinvolto anche un terzo uomo, presunto complice della donna, che si sarebbe dileguato poco dopo. Eppure la versione della ragazza, una 25enne con documenti spagnoli, visitata e curata al pronto soccorso, racconta un’altra storia. All’opposto. E non fa accenno alcuno al presunto appuntamento concordato per una prestazione sessuale a pagamento: «Un uomo mi ha inseguito in casa, ha cercato di rapinarmi e mi ha accoltellato». Quello che la donna avrebbe comunicato anche nel corso della concitata telefonata fatta in strada al 112.
Urla e sangue
A riportare le conseguenze peggiori il cittadino tunisino di 35 anni circa, visibilmente alterato, a quanto pare anche dall’abuso di alcol. Un immigrato che dopo anni di lavoro in Germania si è stabilito in città, dove abita con moglie e tre figli. «Oggi ho ritirato in banca la somma di 3mila euro e mi sono presentato dalla donna per fare sesso a pagamento. Ma quando si è accorta dei tanti soldi che avevo in tasca mi ha aggredito e derubato anche con l’aiuto di un uomo che è arrivato in casa poi» avrebbe raccontato il magrebino. Residenti ed esercenti della via lo hanno sentito urlare a ripetizione, in modo concitato: «Tremila euro, tremila euro». Il 35enne mostrava un vistoso taglio orizzontale sulla fronte che grondava sangue. Ma era ferito anche altrove: sull’addome, su una mano e la spalla. Sangue che aveva macchiato anche gli abiti, chiazze particolarmente vistose nel gilet bianco che indossava sopra la t-shirt a maniche corte. «Ho visto i due in fondo alla scalinata. Lui impugnava un machete e strattonava la ragazza per avere la sua borsetta, per avere i soldi. Se l’ha colpita in quei momenti? No, lei aveva già la ferita al collo che sanguinava» racconta il barbiere sulla via. E tracce di sangue sulla pietra bianca le tracce di sangue. «Voleva entrare nel mio locale per lavarsi dal sangue ma l’ho fatto entrare solo dopo che lui stesso ha chiamato i carabinieri» riferisce il titolare della vicina pizzeria kebab che si affaccia su via Brennero, l’Al-Athir. «Una volta dentro è corso subito in bagno. “Devo lavarmi il viso” urlava, ma l’acqua non ha fatto altro che aumentare il sanguinamento» ancora l’esercente che di lì a poco ha visto sopraggiungere la moglie del ferito, a chiedere informazioni, alquanto agitata e preoccupata. Ma la gazzella dei carabinieri si era già portata via il trentenne, che nel frattempo era stato medicato dagli operatori sanitari arrivati tempestivamente con l’ambulanza fino a San Martino. Militari che hanno proseguito dritti per la caserma, verso il provinciale, per mettere a verbale la ricostruzione dell’immigrato. Quanto alla donna, è invece rimasta a lungo al pronto soccorso del Santa Chiara dove è anche stata ascoltata dai militari del Radiomobile.
Indagini serrate
Fino a ieri sera tardi il quadro probatorio non era ancora del tutto chiaro. Le uniche certezze erano che che l’arma – che fosse un coltello o un machete, quello che ha detto di aver visto il barbiere – non era stata trovata, e che le versioni dei due feriti erano del tutto diverse. Contrapposte. Con accuse reciproche. Saranno necessarie quindi ulteriori indagini e verifiche, anche un sopralluogo nell’appartamento in cui si sarebbe consumata l’aggressione finita nel sangue, per riuscire a spiegare l’accaduto e individuare quindi le relative responsabilità, procedendo anche di conseguenza, inoltrando una segnalazione in Procura per ipotesi di reato che potrebbero spaziare dalle lesioni al tentato omicidio – se le ferite si rivelassero particolarmente gravi e in punti vitali – compresa la rapina, tentata o consumata che sia stata.