La guerra dei dazi
mercoledì 2 Aprile, 2025
Trump, il giorno dei Dazi, in Trentino colpito indotto da 3.000 addetti. Delladio: «Serve una trattativa»
di Francesco Terreri
In ballo 100 milioni di export diretto più quello indiretto. Il presidente di Confindustria: nuova mazzata dopo la crisi tedesca, rischia di penalizzare l’economia globale

Da oggi partono i nuovi dazi sulle esportazioni negli Stati Uniti decisi dall’amministrazione Trump. In prima battuta dovrebbero essere del 25% su auto, camion e componentistica e della stessa percentuale su acciaio e alluminio. Ma ieri Trump ha accennato a misure anche più ampie. Il Trentino è pesantemente coinvolto da questi aggravi: parliamo di settori che vendono direttamente in Usa per circa 100 milioni di euro sui quasi 700 milioni totali, senza contare l’export indiretto, cioè le vendite di veicoli con componenti trentine. In provincia il settore comprende una ventina di aziende con quasi 3.000 addetti a cui va aggiunta l’acciaieria di Borgo Valsugana di Acciaierie Venete, con circa 100 addetti. Qualche segnale di difficoltà – a cui concorrono anche altri problemi come il caro-energia – si vede già nelle richieste di cassa integrazione. «Abbiamo un indotto importante dell’auto – afferma il presidente di Confindustria Trento Lorenzo Delladio – semilavorati e componentistica che potrebbero essere colpiti indirettamente dai dazi. è urgente che l’Europa apra una trattativa e trovi una contropartita per non penalizzare l’economia globale».
Delladio precisa che «va ancora capito quali prodotti esattamente saranno colpiti, aspettiamo un paio di giorni per vedere se si consolida». Ma è allarmato perché, dice, «in Trentino siamo grandi fornitori di semilavorati e componenti per l’auto, i dazi colpiscono il prodotto finito ma di conseguenza anche l’indotto. Un settore che già è in calo per via della crisi in Germania, se prende quest’altra mazzata sarà un ulteriore contraccolpo negativo che può causare problematiche anche in Trentino».
«Aspettiamo di capire se la stessa amministrazione Usa farà ragionare meglio Trump – aggiunge Delladio – Ma è necessario che l’Europa unita metta in campo una contropartita, bisogna trattare a livello politico in modo da non penalizzare l’economia globale. Abbiamo lavorato decenni in questa direzione, Trump la sta distruggendo in pochi mesi». Certo, aggiunge il numero uno di Confindustria, «c’è la possibilità di spostarsi in altri mercati. Ma nel caso dell’auto è difficile dirottare, il settore ha già contatti e presenza in tutto il mondo. Il mercato statunitense serve, per il Trentino è il primo mercato. Dobbiamo guardare con molta attenzione a queste misure».
La quota maggiore dei fornitori trentini di semilavorati e componentistica per veicoli è costituita dalla filiera Dana, già gravata dalla decisione della casa madre Dana Usa – controllata da fondi di investimento internazionali – di vendere il ramo off-highway, cioè tutte le aziende in provincia e quasi tutte quelle in Italia, e di spostare in Messico parte della produzione di Rovereto. Parliamo di 1.300 addetti diretti e 700 delle aziende dell’indotto, che spaziano dalla Vallagarina alla Valsugana. Non si sa però se i veicoli su cui vanno montati gli assali e le altre componenti prodotte in Trentino, cioè macchine agricole e movimento terra, sono compresi nella stretta doganale.
Come non è chiaro se siano comprese le parti di camion e moto prodotte alla Mahle Componenti Motori di Trento (200 dipendenti), mentre sembrano toccate lavorazioni come quelle della Sapes di Storo (100 addetti), della Girardini di Tione (110 dipendenti), della Sandvik di Rovereto, fornitrice di Stellantis, (300 addetti) e di altre ancora. Non si sa ancora come verranno applicati i dazi» commenta il segretario provinciale della Fiom Cgil Michele Guarda. «L’impatto dipende se saranno compresi i camion o i mezzi fuoristrada oppure no». La preoccupazione però è diffusa, conferma il neo segretario della Fim Cisl Paolo Cagol. E ci sono casi in cui il collegamento è indiretto. «Abbiamo appena fatto l’accordo sulla cassa integrazione per alcuni giorni al mese alla Zf di Arco, 80 dipendenti che producono parti di motori marini. Non c’entrano con il settore auto, ma la casa madre Zf tedesca è specializzata in cambi per auto ed è in seria crisi già da prima dei dazi».
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